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PREVISIONE TEMPORALI CENTRO ITALIA PER MERCOLEDÌ 10 GIUGNO

DISCUSSIONE

Livello 1

L’avvicinamento della saccatura verso il Nord Italia piloterà un calo del geopotenziale e infiltrazioni d’aria fresca in quota sulle regioni centrali, con termiche fino a -12°C a 500 hPa. Questo scenario dinamico attiverà due precise aree di convergenza al suolo. Tra il nord-ovest dell’Umbria e il nord-est della Toscana, il flusso umido e caldo risalente dal Tirreno (da sud-ovest) impatterà contro la barriera appenninica, scontrandosi frontalmente con l’aria più fresca e densa in entrata da nord-est. Questo “nodo” di rotazione, esaltato dal forte riscaldamento diurno, farà da innesco per intensi temporali termoconvettivi. Contemporaneamente, sul versante adriatico l’Abruzzo sarà teatro di uno scontro altrettanto marcato: i venti di Libeccio, scavalcando l’Appennino centrale, scenderanno lungo i pendii subendo una forte compressione adiabatica. Questo flusso (noto localmente come Garbino) arriverà nei bassi strati decisamente caldo e secco, andando a impattare e a scalzare l’aria più fresca e umida d’origine marittima richiamata dall’Adriatico, creando una linea di convergenza ad alto potenziale temporalesco.

L’analisi del radiosondaggio ECMWF conferma la forte instabilità attesa domani tra Toscana e Umbria. Il rischio principale sarà legato a intense raffiche di vento discendenti (downburst), complici un DCAPE significativo di 623 J/kg e un LCL elevato a 1344 metri, condizioni che favoriscono una forte evaporazione e accelerazione dell’aria fredda verso il suolo. Dal punto di vista strutturale, l’evoluzione più probabile resta quella in sistemi multicellulari, dato che lo shear profondo 0-6 km si attesta su valori modesti (24 nodi). Tuttavia, l’ottima ventilazione nei bassi strati garantisce uno shear 0-3 km di 25 nodi e un SRH (0-3 km) di 109 m²/s²: questa spinta nei primi tre chilometri potrebbe essere sufficiente a favorire temporanee transizioni supercellulari (come suggerito anche dall’indice Supercell Composite” a 1.3), sebbene la mancanza di un supporto dinamico forte in quota ne limiterà la durata nel tempo. In caso di strutture isolate e organizzate, l’ottimo gradiente termico verticale (6.9°C/km nei medi livelli) innalzerà anche il rischio di grandinate, con chicchi che localmente potrebbero raggiungere i 3 centimetri di diametro.

L’analisi del radiosondaggio ECMWF focalizzato sull’Abruzzo evidenzia un profilo termodinamico più severo. Il rischio principale su questo settore sarà rappresentato da grandinate di piccole dimensioni e, soprattutto, da raffiche di vento lineari violente (sui 80/100kmh), come evidenziato da un DCAPE di 953 J/kg associato a un LCL a 2077 metri. Questo spessore di aria secca nei bassi strati descrive perfettamente l’azione del Garbino, che comprimendosi surriscalda il suolo (fino a massime stimate di 93°F, circa 34°C) e incrementa l’energia potenziale, portando il CAPE su livelli elevati (SFC CAPE a 1952 J/kg). Quando questo flusso caldo e secco impatterà contro l’aria umida adriatica, la convezione sarà violentissima: l’ottimo gradiente termico verticale nei medi livelli (7.6°C/km tra 850 e 500 hPa) fornirà un’accelerazione verticale enorme alle tappe ascensionali. Nonostante uno shear profondo 0-6 km moderato (25 nodi) che depone principalmente per sistemi multicellulari a filiera o a cluster (QLCS), l’ambiente esibirà comunque un SRH 0-3 km di 104 m²/s² e un indice Supercell Parameter di 0.6. Questa combinazione, unita a un Critical Angle molto ampio di 114° visibile sull’odografo, non esclude isolati e temporanei risvolti supercellulari lungo la linea di dryline costiera, capaci di generare grandine sui 2-3 centimetri prima che le celle tendano a fondersi in un sistema lineare dominato dai downburst.

Livello o

Su queste zone invece sono possibili sempre dei deboli/moderati temporali di tipo pulse storm/multicella, il rischio principale sarebbero le raffiche di vento e grandine di piccole dimensioni, comunque la probabilità che si creano è bassa sul 20/30%.

Conclusione

È fondamentale precisare che, data l’elevata incertezza intrinseca dei modelli meteorologici su scala così locale, l’esatto posizionamento delle celle temporalesche potrebbe variare, e non si esclude la genesi di isolati fenomeni anche nelle aree attualmente classificate a rischio 0. Addirittura, come evidenziato da alcuni scenari modellistici, la forte compressione dell’aria o il mancato superamento del “tappo” stabilizzante (cin) potrebbero inibire del tutto la convezione, traducendosi in un nulla di fatto con assenza totale di precipitazioni. In ogni caso, i settori inseriti nel “rischio 1” rimangono quelli a potenziale più elevato e con la maggiore probabilità di assistere ai fenomeni più intensi qualora i tasselli termodinamici si incastrassero alla perfezione.